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Agnadello
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mwhqAgnadello (mwhgAgnadèl o mwhwGnidèl in mwiadialetto cremasco) è un mwiqcomune italiano di mwig3 975 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwjwprovincia di Cremona in mwkaLombardia.
Contents
• Clima
• Storia
• Il 1600
• Simboli
• Società
• Strade
• Tranvie
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Il territorio comunale è totalmente pianeggiante. Il livello fondamentale della pianura varia tra i 91,7 e i mwlq99,8 m s.l.m. Il reticolo idrico è composto da numerose rogge di origine mwlgrisorgiva, tra le quali emerge per maggior imponenza il fiume mwlwTormo, che attraversa da nord a sud anche l'abitato.
Clima
La temperatura media di gennaio si attesta intorno ad mwmg1 °C, quella media del mese di luglio è pari a mwmw24,5 °C. Il clima è di tipo temperato continentale con precipitazioni più frequenti in autunno e primavera e con l'inverno più siccitoso dell'estate.cite-ref-4[4]
Origini del nome
Un'etimologia popolare fa derivare il toponimo Agnadello da "Acquadello", cioè paese dell'acqua, con riferimento ai numerosi mwogfontanili che caratterizzano la zona. Secondo alcuni studiosi di mwowtoponomastica, invece, Agnadello deriva dal latino mwpaAgnadellum, diminutivo di mwpqAgnano, a sua volta derivato dal gentilizio romano mwpgAnnius. Il significato letterale del nome Agnadello sarebbe perciò: piccolo podere di mwpwAnnius. Secondo altri, invece, deriverebbe da mwqaacmen (variazione di mwqqacumen) da cui deriva mwqgagmen, vocabolo tardo-latino che significa "altura", "sommità" o forse da mwqwamnis ("fiume").
Storia
aggiungere a Gera d'Adda: Agnadello si trova nel territorio denominato Gera d'Adda: dialettalmente "Gera" (anticamente detto anche Ghiera o Ghiara) significa ghiaia, dal latino "glarea". La zona è chiamata così perché è formata da uno strato di ghiaia portata dall'[[Adda]]; il nome del fiume è di origine celtica e significa acqua corrente.
Il Medioevo
Il più antico documento in cui è citato il nome di Agnadello risale probabilmente al mwrw1046 ed è rappresentato da un mwsadecreto in mwsqlingua latina inviato dall'imperatore mwsgEnrico III al mwswvescovo Ubaldo di Cremona. In tale documento sono nominati anche altri paesi della zona e Agnadello è citato con l'appellativo di "Castrum".
Nel mwtg1300 iniziarono opere di canalizzazione in rogge, tutt'oggi presenti, delle acque del mwtwfiume mwuaAdda. Scoppiarono liti tra i comuni a tal proposito perché ognuno voleva far passare le rogge dal proprio paese per sostenerne il settore agricolo e ciò continuò fino al secolo successivo quando, sotto il dominio dei mwuqVisconti prima e degli mwugSforza poi, si diede inizio alla realizzazione al progetto.
Durante la seconda metà del mwyqXV secolo la mwygGera d'Adda fu contesa dalla mwywRepubblica di Venezia e dal mwzaDucato di Milano guidato dagli mwzqSforza.
Battaglia di Agnadello
Antefatto
Nel mwag1500 il re di Francia mwawLuigi XII, con l'aiuto della mwbaRepubblica Veneta, invase e conquistò con le sue truppe il mwbqDucato di Milano, il mwbgCremasco e la Gera d'Adda che passarono sotto il dominio dei Veneziani. Le mire espansionistiche di questi ultimi però, li posero ben presto in contrasto con gli alleati Francesi. A metà aprile del mwbw1509, l'alleanza si ruppe e re Luigi XII dichiarò quindi guerra a mwcaVenezia.
La battaglia
Un evento di rilevanza storica verificatosi ad Agnadello fu la battaglia del 14 maggio mwcw1509 combattutasi tra la mwdaRepubblica di Venezia ed i francesi. L'esercito veneziano, guidato da mwdqNiccolò di Pitigliano e mwdgBartolomeo d'Alviano, e composto da mwdw2 000 uomini d'armi, mwea3 000 mweqcavalieri, mweg30 000 mwewfanti, 29 mwfacannoni d'assedio e 120 cannoni da campo si oppose all'esercito francese, formato da mwfq2 000 uomini d'arme, mwfg18 000 fanti, 600 cavalieri e 67 pezzi grossi d'artiglieria.
I francesi attraversarono l'mwgaAdda a mwgqCassano d'Adda con 600 fanti ed alcune centinaia di cavalieri, occupando prima mwggRivolta d'Adda, per poi puntare su mwgwTreviglio, cinta d'assedio in quanto occupata dai veneziani. Incominciarono così ad abbattere le mura con l'artiglieria pesante, ed il borgo si arrese in breve tempo. A presidiarla rimasero solo mwha1 600 fanti, mentre il grosso dell'esercito francese rientrò a mwhqMilano per attendere l'arrivo del re di Francia, avvenuto il 1º maggio mwhg1509.
A seguito di tale scelte militari la mwiaGera d'Adda rimase del tutto sguarnita. I Veneziani, accortisi di questo fatto, decisero di contrattaccare per riconquistare i territori perduti in breve tempo e, da mwiqFontanella, dove erano accampati, marciarono verso mwigRivolta e la occuparono.
Si spostarono poi velocemente verso mwjaTreviglio; là giunti, bombardarono le sue mura per un giorno intero, fino ad aprire una breccia e, malgrado, l'eroica difesa dei Francesi e dei Trevigliesi, la città si arrese. La città fu saccheggiata ed incendiata: neanche le chiese e i conventi furono risparmiati. Il sacco di mwjqTreviglio fu però un grosso errore commesso dal comandante mwjgBartolomeo d'Alviano, dato che molti dei suoi soldati disertarono per andare a vendere la refurtiva.
L'8 maggio il re mwkaLuigi XII partì da Milano per soccorrere mwkqTreviglio. L'esercito era diviso in tre parti: l'mwkgavanguardia comandata da mwkwCharles II d'Amboise, il nucleo centrale guidato dal mwlare e la mwlqretroguardia del mwlgmaresciallo mwlwGian Giacomo Trivulzio.
Giunto a mwmqCassano d'Adda il re fece costruire due mwmgponti sull'mwmwAdda: sul primo passò la mwnacavalleria, sull'altro la mwnqfanteria. I francesi si accamparono a tre chilometri dai veneziani e su ordine del re distrussero i ponti per impedire ogni possibile forma di ritirata ai propri soldati.
L'11 maggio i Francesi riconquistarono mwnwRivolta d'Adda, saccheggiandola. Nel frattempo l'esercito veneziano lasciò mwoaTreviglio per dirigersi a sud verso mwoqPandino e preparare così le difese. Il re francese, avvisato dalle spie delle intenzioni dei Veneziani, partì immediatamente anch'egli alla volta di mwogPandino per giungere al borgo prima dei veneti.
Anche l'esercito veneziano era diviso in tre parti: l'avanguardia, il nucleo centrale e la retroguardia, comandata da mwpaBartolomeo d'Alviano e costituita da 500 cavalieri e mwpq10 000 fanti.
Nel primo pomeriggio del 14 maggio l'avanguardia francese guidata dal mwpwsignore di D'Amboise, giunse presso Mirabello, una mwqacascina alle porte di Agnadello dove era accampata la retroguardia veneta. I Francesi cominciarono a sparare con l'artiglieria, e il comandante dei Veneziani mandò dei messaggeri a mwqqPandino per chiedere aiuto al resto dell'esercito, preparando nel frattempo i propri soldati al combattimento.
Da mwqwPandino gli fu ordinato di non attaccare, ma di retrocedere per ricongiungersi a loro. Nonostante gli ordini ricevuti l'Alviano ordinò di attaccare.
Inizialmente il combattimento fu dominato dai Veneziani fino a quando non giunse il grosso dell'esercito francese comandato dal re; le sorti della battaglia allora cambiarono ed i Veneziani si ritirarono verso un luogo più favorevole a posizionare la loro mwrqartiglieria (luogo dove oggi sorge la cascina Mirabellino); ma accortisi di questa intenzione, i Francesi li precedettero e giunsero per primi sul posto.
Verso le ore 16, inoltre, si scatenò un violento mwrwnubifragio che contribuì ad accrescere le difficoltà della fanteria veneziana già circondata dalla cavalleria nemica. Dopo tre ore di battaglia le truppe francesi ebbero il sopravvento e infransero le difese dei Veneziani gridando: "Vittoria! Vittoria!". Poco dopo gran parte dei Veneziani ruppe le file, fuggendo e segnando così la disfatta.
Conseguenze
La battaglia durò dalle ore 14 fino alle 18; e sul campo si contarono circa mwsg14 600 morti. Il bottino ricavato fu cospicuo: tra i molti prigionieri vi fu il comandante mwswBartolomeo d'Alviano, ferito da un colpo di lancia, che rimase agli arresti in Francia per ben quattro anni.
Sul campo di battaglia, mwuwLuigi XII fece erigere una cappellina dedicata a Santa Maria della Vittoria, contenente un affresco di pregevole fattura raffigurante mwvaMaria, il Bambino e i santi, attualmente conservato nella chiesetta seicentesca della cascina Costa vecchia (detta anche Costa Cremasca).
La cappella di mwvgLuigi XII, intitolata "ai Morti della Vittoria" divenne luogo di devozione per gli abitanti di Agnadello e dei paesi circostanti.
Leggende
Attorno al racconto della battaglia, sorsero anche delle leggende. Tra le principali si ricorda quella riguardante l'intervento della mwwqMadonna, invocata dal re dei Francesi, che fece nevicare benché fosse maggio, e ostacolò così le manovre dei Veneziani, e un'altra che parla di un cannone colmo di monete d'oro sepolto in zona.
mwwwMadonna della neve: si racconta che, se pur fosse agosto (il 5) , si mise a nevicare, per opera della Madonna. La neve, diventò rossa, per il sangue dei caduti. Si dice che così cessò la battaglia di Agnadello.
Dal XVI secolo al 1600
Dopo le vicende della battaglia, il territorio fu annesso a quello di Milano, sotto il dominio di mwyaLuigi XII, re di Francia. Con la sua morte, nel mwyq1513, il trono passò al giovane mwygFrancesco I che, avendo un gran desiderio di emulare il suo predecessore nelle imprese guerresche, scese senza indugi in Italia per riprendersi il mwywDucato di Milano che gli Svizzeri, nel frattempo, avevano affidato a mwzaMassimiliano Sforza. Per riuscire nell'impresa il sovrano francese cercò l'alleanza dell'antica nemica Venezia, promettendo in cambio proprio la Gera d'Adda ed altre città contese della mwzqLombardia.
A mwzwMelegnano (nota ai tempi come Marignano) i Francesi alleati con l'armata veneziana agli ordini di mw0aBartolomeo d'Alviano, ottennero un'importante vittoria contro le truppe svizzere assoldate da mw0qMassimiliano Sforza. Per ricordare i numerosi caduti in questa dura battaglia, a Melegnano si celebra annualmente la Festa detta del Perdono e da ciò ha origine la frase: «Il perdono è a Melegnano», rivolta ad autori di azioni non giustificabili.
Con questa vittoria la mw0wFrancia riprendeva il dominio sul mw1aDucato di Milano nel mw1q1515. La pace, tuttavia, in questi territori che rivestivano un certo interesse strategico, non fu duratura: solo un anno dopo, infatti, l'imperatore mw1gMassimiliano d'Austria condusse un'offensiva contro i Francesi, in Lombardia, riuscendo a impossessarsi di Milano che fu affidata al potere di mw1wFrancesco Sforza. I francesi rimasero accampati a mw2aCremona, mentre a Milano erano concentrate le forze asburgiche.
Nel frattempo sul trono di Spagna era salito il giovanissimo Carlo d'Asburgo che, in breve tempo, riunì sotto la sua corona enormi territori, facendosi proclamare imperatore con il nome di mw2gCarlo V. È curioso notare che ad Agnadello è molto usuale la frase "ai tempi di Carlo Cudiga (o Codiga)" per indicare qualcosa di vetusto e non adatto ai tempi attuali, ma è interessante scoprire che il personaggio citato non è altri che Carlo V, così chiamato per la cotica rossa sulla nuca e sul collo tipica dei tedeschi.
Il giovane re di Francia mw3aFrancesco I si scontrò duramente con questo adolescente potente e ambizioso e la lunga contesa fra i due sovrani ebbe come campo di battaglia l'intera Italia.
In questo periodo la mw3gGera d'Adda era terra di nessuno, o di tutti, dato che periodicamente vi giungevano a fare razzie fanti e cavalleggeri di diverse fazioni e perciò le popolazioni locali dovevano essere sempre pronte a lasciarsi depredare dall'invasore di turno pena la distruzione dei paesi o la morte.
La guerra tra Spagna e Francia ebbe una svolta decisiva con la mw4abattaglia di Pavia nel 1525 che portò le forze di Carlo V alla vittoria, affermando così la dominazione spagnola. Agnadello, feudo di rami minori e sperduti dei mw4qVisconti, non pagava balzelli facendo unicamente riferimento al mw4gpodestà di Rivolta.
Il 1600
Per tutti i paesi della nostra zona il periodo successivo fu ancora molto difficile perché fu il luogo della ripresa delle ostilità fra gli Spagnoli e gli Sforza di Milano. Con la morte degli ultimi eredi degli Sforza, il Ducato di Milano, del quale faceva parte il nostro paese, divenne una provincia dell'mw5qImpero di Spagna.
La dominazione spagnola perdurò per tutto il mw5wXVII secolo, portando i paesi della Gera d'Adda a una grave decadenza economica per le pesanti tasse a cui erano sottoposti. Il peggio toccò alle classi sociali più deboli che vedevano assottigliarsi ogni giorno il già misero reddito familiare.
La mw6qGuerra dei Trent'anni (mw6g1618-mw6w1648) interessò anche la Lombardia, con saccheggi e distruzioni. Nel mw7a1630-mw7q1631, l'Italia settentrionale fu colpita da un'epidemia di mw7gpeste che ridusse drasticamente la popolazione del territorio di Milano, come descritto da mw7wAlessandro Manzoni ne mw8aI Promessi Sposi un secolo più tardi.
Anche Agnadello fu colpita e una via del paese, infatti, si chiama ancora oggi via Lazzaretto e la chiesa di San Bernardino fu utilizzata come ricovero per gli ammalati. Terminata l'epidemia, allo scopo di disinfettare, le pareti interne dell'edificio furono ricoperte di calce, facendo scomparire quasi totalmente gli affreschi quattrocenteschi preesistenti.
Dal 1700 alla prima metà dell'Ottocento
L'avvento del nuovo secolo, portò in Lombardia notevoli cambiamenti: nel mw9a1714 Milano passò dal dominio spagnolo a quello austriaco, accogliendo così le riforme imposte dagli asburgici e nel mw9q1758 furono ridefiniti i confini fra gli Stati di Milano e Venezia opportunamente indicati mediante cippi.
Verso la fine del mw9wSettecento, nell'Italia settentrionale, conquistata da mw-aNapoleone, sorse la mw-qRepubblica Cisalpina, con Milano come capitale; tale evento fu l'occasione per rompere il secolare legame con la mw-gprovincia di Milano ed iniziare un rapporto amministrativo con mw-wLodi e Cremona. Dopo la caduta di Napoleone la Lombardia fu occupata nuovamente dagli mw-aaustriaci, che crearono il mw-qRegno Lombardo-Veneto; Agnadello fu quindi assegnata al distretto di mw-gPandino della mw-wprovincia di Lodi e Crema.
Le successive mwaqeguerre di indipendenza videro ancora la zona teatro di imprese militari.
Periodo contemporaneo
Nel mwaqq1859 la Lombardia fu annessa dal mwaquRegno di Sardegna; contemporaneamente la mwaqyprovincia di Lodi e Crema fu soppressa (mwaqcDecreto Rattazzi), e Agnadello fu assegnata alla mwaqgprovincia di Cremona in linea col suo legame con la mwaqkdiocesi di Cremona; contava mwaqo1 343 abitanti e aveva già un mwaqsconsiglio comunale.
Dal mwaq01861 la storia del paese entrò a far parte di quella nazionale con l'annessione ufficiale al mwaq4Regno d'Italia.
Gli anni trascorsi sotto le varie dominazioni straniere hanno lasciato parecchi ricordi fra i quali l'origine di alcuni cognomi locali e diversi termini del mwaradialetto agnadellese che risultano influenzati da lingue straniere.
Simboli
Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 18 luglio 1930.cite-ref-acs-5-0[5]
«Stemma
bandato
di rosso e di argento. Ornamenti esteriori da Comune.»
Il gonfalone, concesso con RD del 19 ottobre 1933cite-ref-acs-5-1[5], è un drappo di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa Parrocchiale di San Vittore
Fu edificata tra il mwasoXVIII e il mwassXIX secolo in uno stile che richiama elementi del mwaswbarocco, in sostituzione di una precedente chiesa della quale rimangono, all'interno, alcuni affreschi di Francesco de Bravis e datati mwas01627. La parrocchia dipendeva nel medioevo dalla mwas4pieve di mwas8Arzago e, dopo le riforme del mwataconcilio di Trento, dal nuovo vicariato di mwateRivolta d'Adda.
Campane della chiesa parrocchiale
La chiesa parrocchiale di San Vittore, possiede un concerto di 5 campane in tonalità di Mi3, fuse dal fonditore Crespi di Crema nel 1946. Ma il concerto non riuscì bene, perché risultano esserci discrepanze tonali (stonature) alla quinta (Si3), alla quarta (La3) e alla seconda campana (Fa#3), in quanto risultano essere di tonalità calante rispetto alle altre campane.
Iscrizioni sulle campane
Mi3
A fulgure et tempestate libera nos domine Pio XII sommo pontefice, Giovanni Cazzani Arciv. Vescovo di Cremona, Don Ernesto Tabaglio parroco di Agnadello, Don Celestino Zaniboni Coadiutore, Coppi Primo - Carniti Rubeni Fabbriceri; PADRINI: Locatelli Giacomo - Ghelfi Giuseppina Ved. Oggioni MCMXLVI fuse Crespi - Crema
Fa#3
A peste fame et bello libera nos domine, Pio XII sommo pontefice, Giovanni Cazzani Arciv. Vescovo di Cremona, Don Ernesto Tabaglio parroco di Agnadello, Don Celestino Zaniboni Coadiutore, Coppi Primo - Carniti Rubeni Fabbriceri; PADRINI: Manzoni Carlo - Manzoni Gabriele MCMXLVI fuse Crespi - Crema
Sol#3
Pio XII sommo pontefice, Giovanni Cazzani Arciv. Vescovo di Cremona, Don Ernesto Tabaglio parroco di Agnadello, Don Celestino Zaniboni Coadiutore, Coppi Primo - Carniti Rubeni Fabbriceri; PADRINI: Cominetti Angelo - Spadari Angelo MCMXLVI fuse Crespi - Crema
La3
Pio XII sommo pontefice, Giovanni Cazzani Arciv. Vescovo di Cremona, Don Ernesto Tabaglio parroco di Agnadello, Don Celestino Zaniboni Coadiutore, Coppi Primo - Carniti Rubeni Fabbriceri; (padrini non visibili perché la campana è in alto) MCMXLVI Fuse Crespi - Crema
Si3
Pio XII sommo pontefice, Giovanni Cazzani Arciv. Vescovo di Cremona, Don Ernesto Tabaglio parroco di Agnadello, Don Celestino Zaniboni Coadiutore, Coppi Primo - Carniti Rubeni Fabbriceri; PADRINI: Raimondi Giacomo e Felicita - Valsecchi Lucio
Chiesetta dei "Morti della Vittoria"
Nel luogo dove erano stati piazzati i cannoni, vicino alla roggia che segnava il confine tra il mwauyDucato di Milano e la mwaucRepubblica di Venezia, fu costruita una chiesetta dedicata a Nostra Signora della Vittoria. La chiesa di mwaugLuigi XII doveva essere un edificio forse anche un poco più grosso della chiesa attuale.
Con la morte di mwauoLuigi XII nel mwaus1513, e la disastrosa sconfitta dei Francesi a Pavia il 24 febbraio mwauw1525 e la cattura, a mwau0Pizzighettone, del successore mwau4Francesco I, terminava, sedici anni dopo la battaglia di Agnadello, il dominio francese in Italia.
Iniziò così un periodo, durante il quale nessuno, all'infuori dei poveri abitanti dei paesi vicini, si preoccupò di curare la chiesetta, che, un poco alla volta, andava in rovina sotto gli occhi dei contadini locali, che non avevano i mezzi e le disponibilità finanziarie per restaurarla. E inoltre nel corso del seicento, il luogo, a causa delle sue caratteristiche naturali (era in parte paludoso e in parte boscoso), divenne ritrovo per i briganti che infestavano la Gera d'Adda, terra di confine.
Dopo aver notato il pessimo stato della chiesetta, Agostino Premoli, mwavivescovo di Concordia dal mwavm1668 al mwavq1692, cremasco di nascita, pensò di salvare l'antica immagine della Madonna dipinta nell'abside, collocandola in una nuova chiesa. Quindi, dal momento che era proprietario del terreno della Costa Cremasca, fece ristrutturare ed ampliare un elegante oratorio cinquecentesco già esistente dedicato a mwavusan Marco, facendovi trasportare l'antico affresco.
Questo, tuttavia, non rimase intero, dato che, per essere trasportato nella nuova chiesa, dovette essere tagliato. Attualmente al centro dell'affresco c'è mwavcGesù Bambino, tra le braccia di mwavgMaria Vergine, mentre ai lati compaiono le figure di altri santi. La venerazione alla Madonna della Vittoria continuò e, dato l'elevato numero di grazie che i fedeli ricevevano, nella chiesa si possono ancora vedere numerosi quadri votivi.
Successivamente, nonostante la venerazione del luogo non venisse mai meno, nella cappella non veniva più celebrata la messa domenicale, dal momento che il sacerdote del luogo, venne trasferito alla chiesa delle Cascine Gandini.
Intorno al mwavs1866 fu eretta una grossa parete e sopra di essa venne dipinta l'immagine della mwavwmwav0Vergine del Rosario, che però ben presto sbiadì a causa delle mediocri doti del pittore.
Intanto, per l'insistenza degli abitanti di Agnadello e l'interessamento di padre Marcellino Moroni da inserire nella voce relativa (1827-1908) si riprese a celebrare nel luogo la messa domenicale.
Durante il breve soggiorno ad Agnadello, padre Marcellino fece effettuare alcuni restauri, che si conclusero il 16 giugno mwawe1871. Nello stesso anno il sacerdote fece costruire un mwawitabernacolo nel luogo dell'antica chiesa, sulla cui parete fece dipingere dal valente pittore mwawmOgliari di mwawqTrescore Cremasco, una copia dell'antica immagine della Madonna della Vittoria.
Nel mwawy1909 si compiva il quarto centenario della battaglia e la ricorrenza non passò inosservata. Il 14 maggio dello stesso anno appariva sullmwawc'mwawgUnione di Milano un articolo sulla chiesa della Madonna della Vittoria. In agosto, poi, per opera della parrocchia della Costa Cremasca, la festa annuale dedicata alla Vergine della Vittoria fu celebrata con particolare solennità.
Tra il mwaw01943 e il mwaw41945, a causa del mwaw8secondo conflitto mondiale, le due cappelle furono meta di parecchi pellegrini dei paesi limitrofi, tuttavia nel dopoguerra il luogo dei Morti della Vittoria venne un po' alla volta dimenticato.
Solamente all'inizio degli mwaxeanni settanta, con l'interessamento di alcuni agnadellesi e del parroco don Luigi Possenti, si ripensò a dare a questo posto la sua giusta importanza. Nel gennaio mwaxi1975 iniziarono i restauri: davanti all'affresco del pittore Ogliari fu applicato un pannello di legno sopra il quale venne dipinta dal pittore Domenico Colpani, la mwaxqMadonna con il Bambino. La cappella così rinnovata fu inaugurata solennemente nel mese di maggio dello stesso anno.
In ricordo degli avvenimenti successi, la comunità locale festeggia ancora, sul posto, il giorno dedicato alla Madonna della Neve che ricorre il 5 agosto.
Il luogo dei Morti della Vittoria è certamente uno dei siti più caratteristici del cremonese ed è ritornato a essere, grazie ai restauri, un elemento molto caro al cuore degli agnadellesi, tant'è che tutt'oggi sulla mwaxccroce di ferro posta sull'argine della roggia, vengono appesi indumenti e bende come domanda di grazia. Essi vengono bruciati periodicamente in ricordo di un antico rituale che sarebbe di origine mwaxgceltica, e legato al culto delle divinità delle sorgenti e delle acque.
Oratorio di San Bernardino
L'oratorio di mwaxsSan Bernardino risale alla prima metà del mwaxwXV secolo, con la sobria facciata interamente in mattoni a vista mescolati a ciottoli, dotata di un unico portale con cornice in cotto sovrastata da un semplice rosone. L'interno è navata unica con arconi gotici e affreschi di Stefano da Pandino.
Architetture civili
Villa Douglas-Scotti
Società
Evoluzione demografica
• mwayu1 614 nel mwayy1751
• mwayg1 440 nel mwayk1805
• mways1 328 nel mwayw1853
Abitanti censiticite-ref-6[6]
Etnie e minoranze straniere
1. mwazwRomania, 161
2. mwaz4Marocco, 52
3. mwaaaIndia, 50
4. mwaaiBulgaria, 25
5. mwaaqPerù, 24
6. mwaayAlbania, 22
Infrastrutture e trasporti
Strade
Il territorio comunale è attraversato da tre strade provinciali:
• Strada provinciale mwaawCR ex SS 472 Bergamina, principale via di collegamento tra Lodi e mwaa0Bergamo
• Strada provinciale CR SP 34 Agnadello-mwaa8Vailate
• Strada provinciale CR SP 90 "di Cassano"
Tranvie
Tra il mwabm1880 ed il mwabq1920 la località disponeva di una stazione posta lungo la mwabutranvia Lodi-Treviglio-Bergamo.
Amministrazione
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1985 | 1990 | Fabrizio Marzagalli | Democrazia Cristiana | sindaco | |
| 1990 | 1993 | Gianfranco Tirloni | Partito Socialista Italiano | sindaco | [ 9 ] [ 10 ] |
| 1993 | 1995 | Giovanni Luigi Calderara | Partito Democratico della Sinistra | sindaco | [ 11 ] [ 12 ] |
| 1995 | 1999 | Giovanni Luigi Calderara | lista civica di centro-sinistra | sindaco | |
| 1999 | 2004 | Giovanni Luigi Calderara | lista civica di centro-sinistra | sindaco | |
| 2004 | 2009 | Laura Calderara | lista civica | sindaco | |
| 2004 | 2009 | Marco Belli | Il Popolo della Libertà - Lega Nord | sindaco | |
| 2014 | 2019 | Giovanni Luigi Calderara | lista civica | sindaco | |
| 2019 | 2024 | Stefano Samarati | Lega Salvini | sindaco | |
| 2024 | in carica | Stefano Samarati | lista civica | sindaco | |
Note
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwadymwadcmwadgBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwadkdemo.istat.it, mwadoISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwad4mwad8mwaeaClassificazione sismica (mwaeemwaeiXLS), su mwaemrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwaecmwaegmwaekTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwaeomwaesPDF), in mwaewciterefmwae0Leggemwae4 mwae826 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwafaAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwafe 151. mwafiURL consultato il 25 aprile 2012 mwafm(archiviato dall'mwafqurl originale il 1º gennaio 2017).
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cite-note-acs-55. ↑ mwaf4mwaf8mwagaAgnadello, su mwageArchivio Centrale dello Stato. mwagiURL consultato l'11 novembre 2023.
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cite-note-77. ↑ mwahgmwahkmwahoISTAT, cittadini stranieri al 31 dicembre 2020, su mwahsdemo.istat.it. mwahwURL consultato il 24 ottobre 2021 mwah0(archiviato dall'mwah4url originale il 6 agosto 2017).
cite-note-interno-88. ↑ mwaiimwaimmwaiqStoria amministrativa dell'ente - Comuni - Provincia: CREMONA (CR) - Comune: AGNADELLO, in mwaiuAnagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. mwaiyURL consultato il 27 aprile 2026.
cite-note-93. Si dimette prima della conclusione del mandato.
cite-note-104. mwai0mwai4Si è dimesso il sindaco di Agnadello: forse Calderara il sostituto, in mwai8La Provincia, mercoledì 13 ottobre 1993.
cite-note-115. Eletto dal consiglio comunale nella seduta del 18 ottobre 1993 in accordo alla normativa vigente all'epoca.
cite-note-126. mwajyGianni Bianchessi, mwajcAgnadello, giro di valzer. Cambiati sindaco e giunta, in mwajgLa Provincia, mercoledì 20 ottobre 1993.
Bibliografia
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su comune.agnadello.cr.it.
• citerefsapere-itAgnadèllo, su sapere.it, De Agostini.
• citereflombardiabeniculturaliAgnadello, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.
• mwak4Lombardia Beni Culturali, su lombardiabeniculturali.it.